|
GLI SPADONARI

Il Bal da Sabre è costituito da 12 ballerini (ma il numero può variare da 8 a 16) detti Spadonari, tre Tamburini, il Turc, l’Arlecchino e due Carabinieri, un Narratore.
I costumi
In origine il costume degli Spadonari riprendeva il taglio dei vestiti tip
ici saraceni, infatti, esso era costituito da pantaloni alla zuava color porpora e camicie azzurro intenso, il cappello simile ad un turbante, le spade erano lunghe sciabole arabe. Nel periodo fascista, però, il Regime impose un cambiamento al costume in modo che riprendesse la bandiera italiana: i pantaloni assunsero i colori verde e rosso e la camicia il bianco, il turbante si trasformò in un baschetto tricolore, le sciabole divennero lunghe spade diritte, completano il tutto una fascia tricolore posta in diagonale sul busto ed una spilla dorata sul petto. Da allora l’abito non ha più subito variazioni, purtroppo però non è giunto fino a noi alcun costume o testimonianza fotografica della livrea antecedente alle modifiche imposte dal Regime Fascista.
I Tamburini e il Turc indossano la stessa divisa degli Spadonari, ma il Turc porta un copricapo ampio con foggia tipica araba.
L’Arlecchino, possiede il tipico vestito multicolore, un cappello ornato da campanellini, e un bastone sonante che f
 unge da sonaglio.
I due Carabinieri hanno un cappello simile a quello dell’Arma, un lungo cappotto rosso e una spada, essi rappresentano la scorta d’onore del portabandiera. Il Narratore (personaggio che abbiamo introdotto solo quest'anno) ha un abito tipico occitano con gilet e pantaloni scuri e camicia bianca; egli, durante le varie fasi del ballo spiega al pubblico presente il significato delle varie figure e dà cenni storici sul gruppo.
Il ballo
Il ballo inscena figure che richiamano gli elementi della natura come il sole, il fuoco, le stagioni, sempre accompagnate dal suono incessante dei tamburi che rappresentano invece l’aspetto militare della danza. E' proprio con un saluto militaresco che inizia il ballo, dopo di
che gli Spadonari formano una catena e tenendo, ognuno la propria spada sulla spalla destra e con la mano sinistra la punta della spada del compagno che lo precede, così posizionati essi eseguono figure denominate “rose”, “trecce”, “mulinelli”. Durante la rappresentazione, l’Arlecchino ha la funzione di “disturbatore”, correndo in mezzo ai ballerini colpendoli con il bastone sonante e facendo echeggiare il suono dei suoi campanellini. Egli è la personificazione dell’inverno che viene catturato ma non sconfitto: liberandosi dalle spade che lo attanagliano alla gola, ci ricorda che dopo la morte ritorna la vita, la speranza, la primavera. Per evidenziare la ritrovata libertà, l’Arlecchino viene elevato sulle spade intrecciate e dopo il breve discorso inizia la seconda parte del ballo. A questo punto gli Spadonari, con l’arma al fianco, si dispongono in cerchio per la treccia attorno ad un’asta da cui pendono nastri multicolori, tanti quanti sono i membri del ballo, ed esegu
ono la cosiddetta “Danza delle Cordelle” attorno al palo della libertà: ciascuno prende un nastro e con passi ritmici e passaggi alternati, a destra e a sinistra, a linea ondulata, dà origine ad un multicolore intreccio nella parte superiore dell’asta. Infine il movimento dei ballerini si svolge in senso contrario, fino a quando l’intreccio dei nastri non sia del tutto scomposto e così, col rullo del tamburo la danza termina.
|